"È molto meno indecente andare a letto insieme che guardarsi negli occhi." B.Vian


mercoledì, 16 aprile 2008

No country for young men

Solitamente, alle 21 di un martedì di turno, ci potete trovare tutti attorno al tavolo della grande sala volontari, in procinto di finire la frugale cena preparata dagli improvvisati cuochi, che si alternano di volta in volta con risultati decorosi ed edibili.
Ieri sera, invece, complici la mia gastrite che impone regime dietetico restrittivo e la gastrite di tutti gli altri , presumibilmente di natura elettorale, se foste venuti in Associazione ci avreste trovati seduti in sala ricretiva con gli occhi incollati alla trasmissione dei risultati elettorali.
"Ancora?!" direte voi.
"Ancora!", rispondo io. Dato che qui, in questa città dimenticata dal buon senso e dagli interessi sociali del bene collettivo, si era ancora in attesa di sapere chi sarebbe stato il nuovo sindaco eletto e con quale giunta.
Non ve lo sto a dire... un disastro.
Nemmeno al ballottaggio.
Eletto subito. Destra, ovviamente.
Ma il peggio non è questo.
Il peggio è che il mio voto, come quello di alcuni altri di noi presenti ieri sera, è andato ad un ragazzo giovane ed intraprendente, con idee fresche e per nulla insensate, presente in una lista che avrebbe dovuto essere votata già solo per il concetto insito nel nome: "Gioventù in comune", lista rigorosamente under 23.
Sì, avete letto bene: under 23.
E chi si scandalizza o fa un sorriso bonario e compassionevole qui non è bene accetto, perchè l'aberrazione del nostro paese è che ormai i giovani sono tenuti in considerazione solo come fonte di reddito per tutti i pensionati, ma se si tratta di dar loro voce in capitolo... beh... abbiam visto com'è andata.
Nemmeno il capolista ce l'ha fatta.
E la gastrite di tutti s'è tramutata in ulcera sanguinante.

Io emigro in Spagna, è deciso.

Scritto da: Alkanette alle ore 09:44 | link | commenti (14) | categoria: volontariato, fuori nel mondo, di politica un po


martedì, 18 marzo 2008

Un'altra tranquilla domenica di paura...

Odore acre, di urina stagnante, misto a sudore e umori vari generati da un corpo alla deriva.
Ci risiamo. Non so più dire quante volte io abbia insegnato alle nuove leve la situazione "classica" che ora ho di fronte: la signora Addolorata, un metro e quaranta per centoquaranta chili, giace a terra nel bagno di casa, perfettamente incastrata tra water, vasca da bagno e lavandino.
La figlia, Addoloratina, ci spiega che la madre è lentamente scivolata dalla tazza verso il pavimento, inesorabile. S'è incastrata e non c'è verso di riuscire ad alzarla.
Eh, già. Lo vediamo...
Mentre temporeggio, accertandomi che la signora non sia in realtà in fin di vita (banalissima scusa procedurale per riuscire a fare il punto della situazione e prepararsi psicologicamente allo sforzo immane), faccio i seguenti due pensieri: ca**o!, siamo al nono piano e gli ascensori non sono abbastanza larghi; porca pu****a, nemmeno il bagno e il corridoio sono abbastanza larghi per trascinarla fuori di qui!
E' in quel momento che alzo per la prima volta lo sguardo e mi rendo conto che i baldi giovani del mio equipaggio stanno facendo, terrorizzati, le medesime considerazioni... improvvisamente l'intervento di cinque ore prima in autostrada, con veicolo ribaltato e sei feriti coinvolti, ci pare una passeggiata al confronto.
Addolorata piange e si lamenta. La mia voce risulta calma e confortante mentre cerco di spiegarle che va tutto bene e che presto sarà libera; i miei pensieri reali, al contrario, mi fanno sentire un mostro in tuta arancione!
"Potreste smontare il lavandino", dice Addoloratina con un sussurro dal corridoio stretto come un budello.
Eh, certo! Come abbiam fatto a non pensarci prima! Smontiamo il lavandino, no?!
Il suggerimento è talmente surreale da essere validissimo: in men che non si dica, collega imponente estrae la base in cermica, mentre io e filosofo sosteniamo la parte superiore.
Poi io e collega imponente afferriamo Addolorata per le ascelle e la ruotiamo quel tanto che basta a farle fare "POP!" e farla scivolare sulla tavola rigida che ci servirà per trasportarla fuori di lì.
Nel compiere questa operazione, sento uno scrichiolìo nel mio povero braccio sinistro. Ca**'!
A quel punto l'odore diviene ancor più nauseabondo: anche i nostri umori si son mischiati a quelli della signora e l'urina che la impregna è ora libera di spandere effluvi d'ammoniaca in ogni dddddove...
Ci facciamo coraggio e compiamo l'ultimo sforzo: la trasciniamo nel corridoio fino alla camera da letto e ce la adagiamo sopra. Nel compiere la manovra di sollevamento, sento un altro scrichiolìo sinistro provenire, questa volta, dalla schiena di autista solerte: dallo sguardo che mi lancia so già che anche lui ci farà i conti domani...
Mentre stiamo per preparaci al peggio, immobilizzare Addolorata e trasportarla per nove piani di scale fin giù sull'ambulanza, il santo protettore dei soccorritori ci viene in aiuto, facendo dire alla signora cetaceiforme che "guardate, ora che mi avete alzata e messa a letto sto bene, grazie... resto a casa".
L'urlo di gioia che sale alla gola di tutti è trattenuto con difficoltà... "va bene signora, se proprio non vuole, io non posso certo obbligarla a venire in ospedale eh...", e mentre pronuncio queste parole in tono quasi dispiaciuto, i ragazzi tossicchiano e a stento riescono a non scoppiare in una risata clamorosa: son un'attrice nata.
Giunti alla porta, acompagnati da Addoloratina che ci ringrazia per l'aiuto, ho l'ardire di aggiungere la seguente frase: "Si figuri! E' nostro dovere. E non abbia remore a richiamarci se ci fosse ancora qualcosa che non va, ok?"...
Mi guadagno in tal modo i nove piani di scale a piedi, mentre dalle porte dell'ascensore in chiusura sento ancora l'eco dei "vaffa..." dei miei colleghi.
E anche questo turno è andato...

Scritto da: Alkanette alle ore 08:46 | link | commenti (14) | categoria: volontariato, just life, fuori nel mondo, che passion


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"Perché una volta che il male di leggere si è impadronito dell'organismo, lo indebolisce tanto da farne facile preda dell'altro flagello, che si annida nel calamaio e che suppura nella penna." Virginia Woolf
"Leggo per scoprire, scrivo per non svanire". Alkanette.

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