"È molto meno indecente andare a letto insieme che guardarsi negli occhi." B.Vian
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Se nelle note del blues di un musicista a me fino a ieri sera sconosciuto (tale Robben Ford) non riesco più a trovare lo spunto per un fremito d'emozione.
Se la cornice di un castello diroccato, trasformato in piccolo bosco e palcoscenico di note, non mi rapiscono, distraendomi dal fastidio di vicini ubriachi e rumorosamente molesti.
Se il ritmo incalzante di dita magiche su corde stregate, amplificate da watt e maestrìa non mi annullano il fastidio di una pioggia inopportuna e uno stomaco rivoltoso.
Beh...
E' giunto il momento di fare una bella riflessione sullo staccare la spina da tutto.
Altrochè!
C'erano tutti gli ingredienti.
C'era una serata limpida e leggermente ventilata, un concerto suggestivo a cui assistere mano nella mano*, l'eco nella mente di alcune pagine del libro che sto leggendo**, con le riflessioni filosofiche ed eteree che si porta dietro.
C'erano le premesse per raggiungere l'apice dell'estasi culturale, della fascinazione artistica, del romaticismo smodato con cariatura di denti inesorabile...
Invece stavo lì, su quel posto a sedere improvvisato, aspettando che le note valicassero il muro di cinta e calassero su di noi, nettare per i timpani e ambrosia per lo spirito musicale, pronta a raggiungere il climax, fremente... e... niente. Non arrivava.
Temevo si stesse tramutando in una lenta agonia culminante in un flop colossale quando, improvvisamente, una nota più struggente delle altre ha fatto scaturire il pensiero definitivo:
...
...
"... dieci metri per tre... praticamente solo il garage è già grande come tutto il monolocale in cui stiamo adesso..."
Aaaaahhhhhhh.........
Abbraccio. Sigaretta.
The end.
*Einaudi, all' ex-Lazzaretto di Bergamo
**"L'eleganza del riccio", di Muriel Barbery
Il week-end con gli angoli all'insù è stato seguito da una stramaledetta settimana di spese, tasse e conto bancario inesorabilmente all'ingiù.
A me 'sta legge del "contrabbasso" m'avrebbe un pochetto vangato l'orto.
O scassato la minchia. A seconda dell'inclinazione più o meno scurrile che si voglia avere.
Io, se permettete, scurrilo!
And when your fears subside and shadows still remain, oh yeah
I know that you can love me when there's no one left to blame
So never mind the darkness we still can find a way
'Cause nothin' lasts forever even cold November rain...
Voi che transitate e leggete distrattamente non potete comprenderlo, ma io oggi entrerei volentieri al lavoro e, fiondandomi nell'ufficio del "capo", vorrei tanto potergli sputare in faccia: "Me ne vado, e vaffanculo!".
Peccato che, rientrando a casa nei giorni scorsi, dalla cassetta della posta emergessero tutte baldanzose le bollette da pagare...
Qualcuno mi fa un conto rapido di quanto manca al 5 di Agosto?
Grazie.
Furore
(V.Capossela)
La luna maledico
il tempo e quando son partito
proprio stato benservito
e adesso urlo il mio furore
incrocio i Tir ma non li vedo
ho i fari alti e me ne frego
questa volta il mio tormento
fotte tutto il reggimento
mi fermo al bar dei gran minchioni
riparto e ho in corpo tre Negroni
infiamma bene il buco dentro
prendo almeno un po' di tempo
E urlo contro chi so io
mi sbatte sempre addosso tutto
quel che vorrei mio
e sbotto e scalcio ma non dico
è stato zitto il pappafico
coi lamenti nei calzoni
ascolta e rosica i rognoni
il pensiero torna sulla piaga
come mosca sul concime
rode e tarla la ragione
poi la rabbia m'ha sfinito
e il protettore m'ha scordato
sbatto come un pipistrello
sul peccato, sempre quello
tremo di colpa e porcherie
dubbi di sangue e malattie
fossi almeno più leggero
quando ho tolto il mocco al cero
E urlo contro chi so io
mi sbatte sempre addosso tutto
quel che vorrei mio
e sbotto e scalcio ma non dico
zitto come un pappafico
al momento di ragnare
ascolta e rosica i rognoni
piove piove e le macchine s'affollano
tutte bardate attorno al circo
da locale jugoslavo
pagliacci unti con codino
Mercedes bianco e l'orecchino
manco l'estasi vi leva
il portamento contadino
avessi almeno il vecchio amico
da farei a pugni a torso nudo
al ghiaccio delle tre di notte
aiuta pure fare a botte
Come quando spento nella mano
aveva la brace come fosse
il bacio di un gitano
e mi guardava indifferente
diceva vedi amico ormai
non mi può far più niente
ho una gru sopra la testa
e un lombardo che protesta
come fosse suo il cortile
sveglia presto la sua bile
la pioggia è acida nell'afa
sto alla larga dalla strada
la puliscono di notte
di siringhe e di mignotte
vendon salsicce di tre giorni
mi suicido con un morso
di morir non ho paura
dopo un'ora mi ci abituo
la passione se n'é andata
e mi compiaccio volentieri
disfo oggi con piacere
quel che ho fatto l'altro ieri
Ma ridi sopra tanto già lo sai
innamorati si offre sempre il peggio
e il meglio mai
e sbotta e scalcia ma non dire
zitto come un pappafico
di furore puoi morire
E' cominciata così: era l'estate del '90 e mi sono innamorata.
Era la prima volta. E c'era ovviamente la colonna sonora.
Io mi struggevo dedicandogli "Canzone" del nostro mito. Lui mi ricompensò con "Colpa d'Alfredo", soprattutto cantandomi la parte che fa:
[...]E quella stronza non si è neanche preoccupata
di dirmi almeno qualche cosa, che sò, una scusa...
Eeeh! si era già dimenticata
di quello che mi aveva detto prima[...]
Ero rea di avere ignorato la sua ESPLICITA dichiarazione "ciao, ci vediamo quando torni, buona vacanza." e di essermi trovata il classico filarino al mare.
Tempo dopo è continuata con una storia di corresponsione di amorosi sensi, che io guidavo sulle note di "I don't want to miss a thing", mentre le strofe dall'altra parte mi recitavano:
[...]mi piaci perché sei intelligente
si vede dalle tue mani come le muovi
mi provochi pensieri e sentimenti sempre nuovi
nei tuoi fianchi sono le alpi nei tuoi seni le dolomiti[...]
Iniziai a credere che avrei dovuto fare più attenzione alla scelta musicale da correlare alle situazioni e alle persone.
Poi arrivò Lui, quello della storia storta, adulta e adultera, intensa e dallo spiccato lato godereccio.
Io passavo le giornate a sussurrare con struggente romanticismo "Un uomo", dedicandogliela in toto.
Lui mi stupì con i suoi effetti speciali e mi cinse in un ballo lento canticchiando la sua canzone per me:
[...]Brufolazzi,
tapparella giù e poltiglia,
più ascella purificata:
ti ricordi che meraviglia
la festa delle medie? [...]
Sicura di aver raggiunto l'apice dell'assurdo, ancora non ero pronta all'ultimo colpo di coda del burlone che tesse la trama della mia vita: io tutta ispirata a sognare comonolocalante sulle note di "Pena de l'alma" di Capossela, lui prima mi contagia con la passione per Davide Van De Sfroos, portandomi anche ad un concerto memorabile qualche settimana fa, e poi raggiunge il picco di romanticismo estremo dedicandomi le sue note d'amore:
[...]"Ti amo anche se c'hai il culo come un frigo,
ti amo anche se non te lo dirò mai..." [...]
E con questo, ho deciso che con le canzoni dedicate ho chiuso!

... in cui tutto sembra meglio.
Quelli del dopo consegna lavoro. Che ti sembra di avere il respiro più lieve e, nonostante il tempaccio fuori dalla finestra, dietro la tua scrivania batte il sole della leggerezza.
Quei giorni in cui le notizie sui quotidiani on-line non ti danno acidità gastrica, bensì un sorrisino beffardo e soddisfatto.
I giorni del "adesso apro l'agenda e mi pianifico con calma gli impegni futuri...".
Ne vorrei a bizzeffe di questi giorni, ma non voglio abbandonarmi all'ingordigia. Quella la lascio ad altri ambiti della mia vita. Per oggi mi godo quest'aria di quiete dopo la tempesta.
Musica!
I've waited hours for this
I've made myself so sick
I wish I'd stayed asleep today
I never thought this day would end
I never thought tonight could ever be
This close to me
Just try to see in the dark
Just try to make it work
To feel the fear before you're here
I make the shapes come much too close
I pull my eyes out
Hold my breath
And wait until I shake...
But if I had your faith
Then I could make it safe and clean
If only I was sure
That my head on the door was a dream
I've waited hours for this
I've made myself so sick
I wish I'd stayed asleep today
I never thought this day would end
I never thought tonight could ever be
This close to me
But if I had your face
I could make it safe and clean
If only I was sure
That my head on the door
Was a dream
Scritto da:
Alkanette alle ore 14:16 |
link |
commenti (5) | categoria:
musica,
lavoro,
personabìlia
Ci svegliamo stanchi. Sfiniti.
Il bisogno di ferie è altissimo. La voglia di restare sotto le coperte è per un tempo che va da n a infinito.
Ci muoviamo a rilento nella casa, facendo le cose di ogni mattina.
Davanti alla tazza di caffè il primo timido sussulto: "Oh, ma era ieri sera il concerto dei Led Zeppelin?!"
Dalla conversazione parrebbe di essere in una Londra anni '70, piuttosto che in una bigia Brescia annata 2007.
"Eh sì!", e via a caccia di recensioni sul web e video storici su youtube e una fitta conversazione fatta di: "ma ti rendi conto di chi c'era negli anni '70??!!". E giù a snocciolare nomi, brani, a godere di spezzoni di video ripescati da non si sa chi, direttamente dalla leggendaria Woodstock...
La mente vaga, i ricordi affiorano. Noi non c'eravamo. Non esistevamo ancora. Eppure qualcosa di quell'energia è dentro di noi. Nel modo tutto tipico degli eventi legati al mondo dei ricordi, gli anni in cui non eravamo nemmeno un'idea ci appartengono, ci vivono dentro, ci hanno plasmati.
E per me gli Zeppelin sono una casa, un odore, sensazioni, un libro, una canzone:
I maghi della Pixar ci hanno regalato un altro capolavoro:

Anche le "manine sante" di G.C. e il fido supporto del suo P.B. hanno fatto le solite magie, esibite poi nella piazza più storica della nostra città:

Amica Preziosa ha cucinato il suo primo cous cous alle verdure su mia ricetta, condendolo di una serata di chiacchiere e risate praticamente perfette:

Siamo stati al capodanno celtico a bere idromele e sentire il concerto gratuito di questo signore:

Ho finito di rileggere questo:

e sono sempre più contenta di averne dato il nome al blog che state leggendo.
I'll send an SOS to the world
I'll send an SOS to the world
I hope that someone gets my
Message in a bottle
Abbiamo visto i POLICE, tutti e tre, insieme (giuro!), suonare al Delle Alpi di Torino... è stato pazzesco.
Il giorno dopo scopriamo che:
-
Eravamo davvero in 80.000, quindi la coda fino alle 2 di notte sull'autostrada aveva motivo di essere (a parte i perenni lavori in corso sulla Milano-Torino, ovviamente);
-
Quello che "ma senti che gruppo supporter si son portati! ma questo c'ha la voce come Sting paro-paro!" aveva tutti i buoni motivi di cantare così, primo tra gli altri l'essere un Summer Jr. (e da qui il corollario che la genetica conta per la voce, per la musica e nel suo caso aiuta anche con il conto in banca!)
-
Fatti i debiti conti e ricerche, i tre vecchietti su quel palco hanno 55, 56 e 65 anni... e ce le hanno cantate e suonate di santa ragione per quasi due ore! Merito della musica? Non saprei, ma per non saper nè leggere nè scrivere, domani mi iscrivo a un corso di basso.
-
Non c'abbiamo più il fisico per fare 500km, andata e ritorno, senza fermarci a dormire un po'... tipo che ci siamo addormentati davanti ad un Autogrill affollatissimo e quando ci siamo svegliati eravamo solo noi e la nebbia. Ma la cosa non ci tocca minimamente: la musica ci salverà dall'invecchiamento! O è il sesso tantrico? (comonolocalante propende per la musica, anche perchè dice che stare 2 ore a leccarmi un gomito non lo eccita particolarmente).
Comunque è stato memorabile, davvero. E vi giuro che, se non fosse che Copeland ha quasi l'età di mio padre, gli avrei volentieri lanciato mutandine e numero di telefono!... Che vi devo dire? Ho una perversa passione per i batteristi che pestano in quel modo!!!
De do do do, de da da da
Is all I want to say to you
De do do do, de da da da
Their innocence will pull me through
De do do do, de da da da
Is all I want to say to you
De do do do, de da da da
They're meaningless and all that's true
Con quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi prima di andare a Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c'inghiotte e non torniamo più.
"Cosa vuoi fare per il tuo compleanno?"
"Eh... vorrei il mare, ma lavoro. Come si fa?"
Si fa che si fa, punto.
Che mi prende, mi carica in macchina appena finito il lavoro e si spara 500km in meno di cinque ore per farmi arrivare lì, su quegli scogli spruzzati dalle onde di un mare un po' incazzato, dopo una cena luculliana a base di pesce che più fresco non si può, tra i vicoli del porto vecchio di una Genova che così non l'avevo mai vista. E mi guarda sorridere al vento, al tramonto, all'infantile sensazione di piacere e gioco che le goccioline salate sulle labbra e sulla lingua mi danno. E mi fotografa, così. Felice.
Semplicemente felice.
Con quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi che abbiamo visto Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c'inghiotte e non torniamo più.
Due concerti in tre giorni.
Senza spendere un centesimo, a parte i generi di prima necessità.
Entrambi visti da poco lontano, sentiti perfettamente e forse meglio di chi stava sotto al palco.
Mostri sacri della musica.
Li abbiamo bevuti, come un vino pregiato d'annata.
Lui mi ci porta, io me la godo.
Siamo stati in piedi per ore e non ci ha stancato affatto, perchè la musica, quando è bella, bella davvero intendo, è tutto fuorchè stancante.
I matrimoni invece, anche se sono belli e allegri, anche se ci si conoscono i suoi amici di scuola, che sono simpaticissimi e spassosi, anche se non durano troppo e non devastano lo stomaco con pranzo pantagruelico, ammazzano comunque di stanchezza micidiale!
Buffo eh?!
Ricorre in questi giorni il quarantesimo anniversario del beatlesiano "Sgt. Pepper".
Disgraziatamente, per celebrare degnamente l'evento, gli scarrafoni di tutta la città si stanno dando appuntamento nel monolocale.
Alla festa sono invitati ogni santa sera anche forbicette, mosche, ragni e formiche del circondario.
Rincasando dal lavoro o dagli impegni mondani, ormai io e comonolocalante non possiamo esimerci dal salutarli tutti, chiedendo poi loro di abbassare il volume dei festeggiamenti ed accomodarli gentilmente fuori dall'uscio quando è ora che noi si vada a dormire...
Sono talmente rassegnata che ho anche smesso di gridare se uno di loro si fa una ballatina su di me sul divano o sul letto, mentre studio o cerco di guadagnare il giusto sonno.
Il padrone di casa, che lavora in un vivaio e di insetti se ne intende parecchio, dice che non avendo fatto gelate e temperature rigide lo scorso inverno, è normale che ci siano tutti questi esserini schifosetti ad infestarci casa, dato che le uova e la precedente generazione sono sopravvissute all'inverno.
Noi abbozziamo. Inveiamo contro la scriteriatezza dell'umano consumo della natura e ci apprestiamo a trovare un modo per non soccombere. Loro sono minuscoli certo (e non tutti, purtroppo!), ma sono anche un esercito. Serve una strategia di attacco. Pratica, efficace, senza effetti collaterali.
"Bio Kill, aiutaci tu!".