Cara fatina delle vacanze,
ti scrivo per ringraziarti del viaggio meraviglioso che ci hai regalato.
La città era bellissima: la più schizofrenica ed entusiasmante che io abbia visto fino ad ora.
Ha toccato tutte le corde giuste.
Grazie anche dell'idilliaco mood con cui hai condito le giornate tra me e "comonolocalante-ancora-per-pochissimo": ne abbiamo giovato entambi e ce ne siamo di molto rallegrati.
Una sola cosa, se posso, devo proprio contestarti: il rientro.
No, il volo è andato bene e anche i giorni di riadattamento alla vita frenetica del post-ferie.
Quello che mi sta uccidendo è la "vendetta di Montezuma", che mi hai inflitto da quando ci siamo svegliati l'ultima mattina in albergo, due ore prima di prendere l'aereo.
Sì, è vero, avevo espresso il desideri di dimagrire... ma con questo non intendevo farlo sciogliendomi sulla tazza!!!
Se nelle note del blues di un musicista a me fino a ieri sera sconosciuto (tale Robben Ford) non riesco più a trovare lo spunto per un fremito d'emozione.
Se la cornice di un castello diroccato, trasformato in piccolo bosco e palcoscenico di note, non mi rapiscono, distraendomi dal fastidio di vicini ubriachi e rumorosamente molesti.
Se il ritmo incalzante di dita magiche su corde stregate, amplificate da watt e maestrìa non mi annullano il fastidio di una pioggia inopportuna e uno stomaco rivoltoso.
Beh...
E' giunto il momento di fare una bella riflessione sullo staccare la spina da tutto.
Altrochè!
... otto giorni ...
... centonovantadue ore ...
... undicimilacinquecentoventi minuti ...
... dite che se conto anche i secondi è troppo?
I had this perfect dream Un sueno me envolvio
This dream was me and you Tal vez esta aqui
I want all the world to see Un instinto me guiaba
A miracle sensation
My guide and inspiration
Now my dream is slowly coming true
The wind is a gentle breeze EI me hablo de ti
The bells are ringing out EI canto vuela
They're calling us together
Guiding us forever
Wish my dream would never go away
Barcelona
It was the first time that we met
Barcelona
How can I forget
The moment that you stepped into the room
You took my breath away
Barcelona La musica vibro
Barcelona Yella nos unio
And if God is willing
We will meet again
Someday
Let the songs begin Dejalo nacer
Let the music play Ahhhhhhh ...
Make the voices sing Nace un gran amor
Start the celebration Ven a mi
And cry Grita
Come alive Vive
And shake the foundations from the skies
Shaking all our lives
Barcelona
Such a beautiful horizon
Barcelona
Like a jewel in the sun Por ti sere gaviota de tu bella mar
Barcelona Suenan las campanas
Barcelona Abre tus puertas al mundo
If God is willing
If God is willing
If God is willing
Friends until the end
Mi sono chiusa per ferie.
In realtà son chiusa per riorganizzazione di vita, ma è troppo lunga da raccontare, ergo facciamo che son chiusa per ferie, che il periodo è quello giusto, no?!
Tornerò scribacchiante tra un po'.
Aspettatemi.
Dai.
Io, che non sono gnocca e non amo svendermi nemmeno per le giuste cause, per farmi cacciare un tubo in gola fino nel profondo delle viscere, dovrò sborsare un po' di eurini di tasca mia. E avrò nausea e mal di stomaco per giorni. E poi mi chiederanno altri eurini per dirmi cos'hanno trovato dentro che non va.
Altre, più fortunate in quanto gnocche e indubbiamente più forti di stomaco in ogni senso, per farsi cacciare in gola qualcos'altro ricevono in premio un ministero. E svariati eurini a suggello del tutto, senza nemmeno avere bisogno di sapere che cos'è che non va dentro di loro...
A volte mi sembra proprio di non aver capito un cazzo delle vita, eh!
A dir la vertità il venerdì è stato un giorno pessimo. Pessimo davvero.
Lo stress accumulato in questi mesi ha tracimato. Esondato. Sommerso tutto.
Fino a che, in coda alla barriera di Milano, non ho dato sfogo a tutto con un bel pianto liberatorio.
Da lì, un week-end in discesissima, tutto sole, mare, lussurie di palato, cuore e letto.
Abbiamo staccato la spina, letteralmente: niente telefoni, niente pc, niente internet, niente scadenze, impegni, appuntamenti. Niente. Solo noi e tutto il tempo per non fare altro che non fosse riposare e godere.
E per due giorni sono stata davvero, davvero, davvero in pace. Con me stessa e col mondo.
Poi stamattina, ignominiosamente, qulacuno ha riattaccato la spina. Stronzo!
Ricevo in messaggio privato e pubblico volentieri una significativa prosecuzione (che nel libro in realtà vien prima del pezzo da me riportato) al mio precedente post:
"- Che succede, Pekish?
- Schifezze - rispose.
- Cosa sono le schifezze?
- Sono cose che nella vita non bisogna fare.
- E ce n'è tante?
- Dipende. Se uno ha tanta fantasia, può fare molte schifezze. Se uno è scemo magari passa tutta la vita e non gliene viene in mente nemmeno una.
La cosa si complicava. Pekish se ne accorse. Si tolse gli occhiali e lasciò perdere Jobbard, i tubi e le altre storie.
- Mettiamola così. Uno si alza al mattino, fa quel che deve fare e poi la sera va a dormire. E lì i casi sono due: o è in pace con se stesso, e dorme, o non è in pace con se stesso e allora non dorme. Capisci?
- Si.
- Dunque bisogna arrivare alla sera in pace con se stessi. Questo è il problema. E per risolverlo c'è una strada molto semplice: restare puliti.
- Puliti?
- Puliti dentro, che vuol dire non aver fatto niente di cui doversi vergognare. E fin qui non c'è niente di complicato.
- No.
- Il complicato arriva quando uno si accorge che ha un desiderio di cui si vergogna: ha una voglia pazzesca di qualcosa che non si può fare, o è orrendo, o fa del male a qualcuno. Okay?
- Okay.
- E allora si chiede: devo starlo a sentire questo desiderio o devo togliermelo dalla testa?
- Già.
- Già. Uno ci pensa e alla fine decide. Per cento volte se lo toglie dalla testa, poi arriva il giorno che se lo tiene e decide di farla quella cosa di cui ha tanta voglia, e la fa: ed eccola lì la schifezza.
- Però non dovrebbe farla, vero, la schifezza?
- No. Ma sta' attento: dato che non siamo calzini ma persone, non siamo qui con il fine principale di essere puliti. I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire per star dietro ad un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi si paga. E' solo questo davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante.
Pehnt stette un po' a pensare.
- Ma quante volte lo si può fare?
- Cosa?
- Fare schifezze.
- Non troppe, se si vuole riuscire a dormire ogni tanto.
- Dieci?
- Magari un po' meno. Se sono vere schifezze, un po' meno.
Oggi ho deciso di dedicarmi un brano di un libro che, non esagero affermandolo, può a buon diritto considerarsi uno dei fautori dell'era "alkanette" della mia vita.
L'ho scelto perchè, rileggendolo questa mattina sulle pagine di una rivista letteraria on-line, ho rivissuto momenti e vi ho trovato significati nuovi ed intensi che mi hanno fatta vibrare di emozione, proprio come accadeva ai tempi in cui vi incappai per la prima volta.
Lo dedico anche a tutti voi che, leggendolo, ritroverete qualcosa di bello tra i ricordi che compongono la vostra strada e a tutti quegli affetti che, proprio in queste parole, hanno trovato fuoco per alimentarne il senso e la passione.
"Vecchio, benedetto, Pekisch,
questo non me lo devi fare. Non me lo merito. Io mi chiamo ancora Pehnt, e sono ancora quello che se ne stava sdraiato per terra a sentire la voce nei tubi, come se quella arrivasse davvero, e invece non arrivava. Non è mai arrivata. E io adesso sono qui. Ho una famiglia, ho un lavoro e la sera vado a letto presto. Il martedì vado a sentire i concerti che danno alla Sala Trater e ascolto musiche che a Quinnipak non esistono : Mozart, Beethoven, Chopin. Sono normali, eppure sono belle. Ho degli amici con cui gioco a carte, parlo di politica fumando il sigaro e la domenica vado in campagna. Amo mia moglie, che è una donna intelligente e bella. Mi piace tornare a casa e trovarla lì, qualsiasi cosa sia successa nel mondo quel giorno. Mi piace dormire vicino a lei e mi piace svegliarmi insieme a lei. Ho un figlio e lo amo anche se tutto fa supporre che da grande farà l'assicuratore. Spero che lo farà bene e che sarà un uomo giusto. La sera vado a letto e mi addormento. E tu mi hai insegnato che questo vuol dire che sono in pace con me stesso. Non c'è altro. Questa è la mia vita. Io lo so che non ti piace, ma non voglio che tu me lo scriva. Perché voglio continuare ad andare a letto, la sera, e addormentarmi.
Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. Mai visto niente del genere, a Quinnipak. Ma forse proprio per questo, io ci sto bene. A Quinnipak si ha negli occhi l'infinito. Qui, quando proprio guardi lontano, guardi negli occhi di tuo figlio. Ed è diverso.
Non so come fartelo capire, ma qui si vive al riparo. E non è una cosa spregevole. E' bello. E poi chi l'ha detto che si deve proprio vivere allo scoperto, sempre sporti sul cornicione delle cose, a cercare l'impossibile, a spiare tutte le scappatoie per sgusciare via dalla realtà ? E' proprio obbligatorio essere eccezionali ?
Io non lo so. Ma mi tengo stretta questa vita mia e non mi vergogno di niente : nemmeno delle mie soprascarpe. C'è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità. E io sono uno di quelli.
Si guardava sempre l'infinito, a Quinnipak, insieme a te. Ma qui non c'è l'infinito. E così guardiamo le cose, e questo ci basta. Ogni tanto, nei momenti più impensati, siamo felici.
Andrò a letto, questa sera, e non mi addormenterò. Colpa tua, vecchio, maledetto Pekisch.
Ti abbraccio. Dio sa quanto ti abbraccio.
Premessa: i traumi infantili.
Nella casa dove sono cresciuta, la mia camera di bambina ha fatto il giro di tutte le stanze disponibili almeno due volte ciascuna. Se tenete conto del fatto che le stanze dell'appartamento in cui poteva essere spostata erano ben tre, capite perchè io soffra di una certa "sindrome da improvviso stravolgimento di vita".
Sì, perchè mia madre, affetta da una grave patologia psichiatrica nota col nome di "arredo-mania ossessivo-compulsiva devastante", per trent'anni ha spostato tutto lo spostabile dei mobili di casa, sempre a sorpresa e all'insaputa mia e di mio padre fino a cose fatte ed in tempi brevissimi.
Esempio: partivo il sabato mattina alle otto, per andare a scuola, che la mia camera era su dalle scale a sinistra e tornavo all'una che la suddetta camera stava sempre su dalle scale, ma in fondo a destra (come il bagno per Gaber)!
Trent'anni dopo: il trilocale.
In un'afosa domenica di fine giugno, i genitori di Alka fanno rientro dal mese di vacanza marittima e vengono scortati alla visita in esterni del Trilocale dell'ammmmore, seguita poi da gitarella senza impegno al mobilificio lì vicino.
La mamma, che da giorni fremeva all'idea che noi avessimo trovato casa mentre loro erano via, zompetta allegra prima attorno al complesso residenziale, indi tra le corsie dell'esposizione cucine e affini, in preda al sacro fuoco della composizione e scomposizione d'interni che è parte integrante del suo DNA, infine tra i complementi d'arredo, che non la entusiasmano quanto me per il semplice fatto che a lei piacciono solo le "grandi manovre", e non i banali cambi di cose piccole ed insignificanti come cuscini o tende.
Mentre rientriamo a casa, mi faccio un esame di coscienza ripensando alle ultime settimane e, rendendomi conto che forse la genetica mi ha fregata, poco prima di addormentarmi giuro a me stessa di correre ai ripari: da domani la casa nuova avrà una normale importanza e nessuna prevalenza sul resto delle cose.
Lunedì nel monolocale: interno mattina.
Alka sta immersa nello studio delle ferite da arma da taglio, beandosi della frescura che si gode oggi in casa, grazie al temporale della scorsa notte.
Squilla il cellulare.
Alka: "Pronto?"
Mamma: "Ciao bambina, sei a casa?"
Alka: "Sì, sto studiando".
Mamma: "Ah, scusa. Non volevo disturbarti ma ho preso le misure del nostro salotto prima e volevo solo dirvi che dalla parete alla fine del divano sono 3,5m ed è bello comodo come spazio eh, tu lo sai, per cui se dovete tenere conto dello spazio da utilizzare sulla parte lunga che mi dicevi ieri, ecco, ho pensato di dirvelo così vi fate un'idea di come organizzare il resto della stanza..."
...
Mamma: "Ma ci sei?"
Alka, sfogliando le Pagine Gialle alla voce "Esorcisti": "Sì sì, grazie mamma. Ci penseremo. Buona giornata.".
Mamma: "Ah, sì. Allora pensaci eh! Ciao".
...
...
...
E' iniziata così: l'altra sera finalmente io e Amica Preziosa riusciamo ad andare a vedere Gomorra. Lei ha già letto il libro, io no. Ma non sono impreparata, anzi. Conosco l'autore, il regista, la storia e, purtroppo, la realtà.
Usciamo dopo due ore di pugni nello stomaco e ci congediamo pensando che quest'Italia fa veramente, ma veramente cacare.
La notte scorre tormentata: mi giro e ripirlo nel letto non so per quanto e, proprio quando mi sembra di aver raggiunto un buon compromesso con la quiete ed il sonno, suona la sveglia. Ma porc'...
La mattinata scorre via tra studio e commissioni varie. Mi restano dieci minuti per ingurgitare un riso bollito e fiondarmi al lavoro.
Verso le quattro, il primo mancamento: mi viene un'emicrania pazzesca e mi tocca rifugiarmi in infermeria per trovare un attimo di sollievo. Provo a tornare alla scrivania: l'emicrania diventa mal di testa fisso e ingestibile. Abbandono un quarto d'ora prima del dovuto e mi trascino a casa.
Non sto bene, cazzo. Non sto affatto bene.
Chiamo comonolocalante e lo avviso che per cena troverà il niente arrosto, dato che sono in fin di vita e mi sto issando sul mio ultimo giaciglio di dolore. Lui mi dice di non fare la tragica, di riposarmi e di non preoccuparmi, che penserà lui a tutto. Benedico la buona stella che me l'ha messo accanto un paio d'anni orsono (quasi) e decido che è meglio se mi misuro la temperatura corporea: 37,8°C.
Ho la febbre. Puttana galera. Ho la febbre. A Giugno. Con 30° fuori e i primi giorni di sole. Tra due giorni è Estate ed io non trovo niente di meglio che farmi venire la febbre. Sono un disastro.
E mentre mi addormento pensando alla mia perenne sfortuna, rientra comonolocalante che, nell'ordine, fa le seguenti cose: mi coccola, mi prepara una cena che, data la nausea da febbre, sarà il mio pranzo di oggi, pulisce un po' casa e poi va alla farmacia di turno a prendermi la tachipirina.
Stamattina, al risveglio, penso che sia stato ingiusto definirmi sfigata, dato che un comonolocalante così non è da tutte trovarlo, no?
Un uomo attento, generoso, premuroso, partecipe, amorevole... Sembrerebbe una chimera, vero? Irreale per quanto perfetto, no? Poi leggo il suo ultimo post e, ricollocandolo al pari di tutti i suoi compari "pisello governati", mi verrebbe voglia di azzannarlo alla giugulare!
Il week-end con gli angoli all'insù è stato seguito da una stramaledetta settimana di spese, tasse e conto bancario inesorabilmente all'ingiù.
A me 'sta legge del "contrabbasso" m'avrebbe un pochetto vangato l'orto.
O scassato la minchia. A seconda dell'inclinazione più o meno scurrile che si voglia avere.
Io, se permettete, scurrilo!
And when your fears subside and shadows still remain, oh yeah
I know that you can love me when there's no one left to blame
So never mind the darkness we still can find a way
'Cause nothin' lasts forever even cold November rain...
Ho visto un viso amato, inaspettato, che non vedevo da due anni. Stanca e provata, eppure quasi raggiante nel momento in cui ci siamo corse incontro e riabbracciate. Sorrideva.
Ho rivisto un viso familiare, che non vedevo da 20 anni tondi. Mi è parso un altro, con tutta una vita a rimodellargli i lineamenti. Sorrideva.
Abbiamo visto gli amici della Big City. I soliti, e qualcuno nuovo per me. Abbiamo condiviso una serata di musica, chiacchiere, risate e zanzare. Eravamo tutti un po' stanchi. E sorridevamo.
Abbiamo visto la casa che andremo ad abitare, per un tempo che speriamo sia lungo e soddisfacente. E' stato amore a prima vista. Anche per comonolocalante, che da oggi potrò chiamare futuro cotrilocalante. Quando siamo usciti dal cancellino d'ingresso sorridevamo, entrambi.
Dopotutto... è stato un week-end con gli angoli all'insù.
Io e comonolocalante cerchiamo casa.
Una che sia un po' più spaziosa dei 32 mq attuali.
Ci ha messo lo zampino natura regolatrice, dandoci una spinta grazie ad un ritardo di alcuni giorni, con conseguenti grandi riflessioni sui massimi sistemi della vita. Cagatici sotto per benino, ora siamo pronti al "grande salto": ci servono almeno due stanze in più.
E allora giù con gli annunci, i contatti con le agenzie, gli appuntamenti. Ieri sera il primo. Oggi un altro. Sabato altri due. Sto diventando un'espertissima di "4+4? termoautonomo? box o posto auto?".
Peccato che le condizioni climatiche siano controproducenti.
Siamo sotto l'acqua da settimane ormai. Solo brevi schiarite tra acquazzoni incalzanti. E sempre nei momenti peggiori, of course.
Visionare quella che dovrebbe essere la casa del nostro prossimo futuro non è facile se la corrente non c'è e fuori sembra notte anche se sono le 12 di mattina!
Quì finisce che ci lasciamo condizionare ed affittiamo una palafitta!
Signore, signori. La premiata ditta del monolocale annuncia che, dopo quattro anni dall'ultima vacanza, la sig.ina Alkanette e comonolocalante hanno prenotato dieci fantastici giorni nel paese che ultimamente avrebbero voluto tanto fosse stato il loro d'origine:
Visto che ho l'umore un tantinello "deflesso" in questo periodo, comonolocalante ha ben pensato di fare qualcosa di concreto.
No, no mi ha legata al letto per una performance ai limiti del lecito!
Si è dato al comico.
No-oo, non si è messo quel buffo paio di boxer fucsia con gli elefantini lilla che nasconde nel cassetto per le "occasioni speciali"!
Per "darsi al comico" intendo proprio uno di professione: l'altra sera mi ha trascinata allo spettacolo di Paolo Migone.
Ragazzi, credetemi: erano secoli che non ridevo così tanto!!! Migone dal vivo è mille volte meglio che nei cinque minuti in tv. E' sempre sulla battuta, dentro e fuori dal testo, che segue infarcendo di battute estemporanee legate alla situazione con un ritmo costantemente intenso. Ho avuto le lacrime agli occhi per tutto il tempo.
Purtroppo è stata una cosa "fugace", dato che lo spettacolo è durato solo un'oretta e mezza.
Avrei tanto voluto continuare a ridere così per tutta la notte.
Una volta a casa, ho anche provato a richiedere il boxer psichedelico di cui sopra, ma comonolocalante si è rifiutato di passare dal riso al deriso.
Peccato.
E' cominciata così: era l'estate del '90 e mi sono innamorata.
Era la prima volta. E c'era ovviamente la colonna sonora.
Io mi struggevo dedicandogli "Canzone" del nostro mito. Lui mi ricompensò con "Colpa d'Alfredo", soprattutto cantandomi la parte che fa: [...]E quella stronza non si è neanche preoccupata di dirmi almeno qualche cosa, che sò, una scusa... Eeeh! si era già dimenticata di quello che mi aveva detto prima[...]
Ero rea di avere ignorato la sua ESPLICITA dichiarazione "ciao, ci vediamo quando torni, buona vacanza." e di essermi trovata il classico filarino al mare.
Tempo dopo è continuata con una storia di corresponsione di amorosi sensi, che io guidavo sulle note di "I don't want to miss a thing", mentre le strofe dall'altra parte mi recitavano:
[...]mi piaci perché sei intelligente si vede dalle tue mani come le muovi mi provochi pensieri e sentimenti sempre nuovi nei tuoi fianchi sono le alpi nei tuoi seni le dolomiti[...]
Iniziai a credere che avrei dovuto fare più attenzione alla scelta musicale da correlare alle situazioni e alle persone.
Poi arrivò Lui, quello della storia storta, adulta e adultera, intensa e dallo spiccato lato godereccio.
Io passavo le giornate a sussurrare con struggente romanticismo "Un uomo", dedicandogliela in toto.
Lui mi stupì con i suoi effetti speciali e mi cinse in un ballo lento canticchiando la sua canzone per me:
[...]Brufolazzi, tapparella giù e poltiglia, più ascella purificata: ti ricordi che meraviglia la festa delle medie? [...]
Sicura di aver raggiunto l'apice dell'assurdo, ancora non ero pronta all'ultimo colpo di coda del burlone che tesse la trama della mia vita: io tutta ispirata a sognare comonolocalante sulle note di "Pena de l'alma" di Capossela, lui prima mi contagia con la passione per Davide Van De Sfroos, portandomi anche ad un concerto memorabile qualche settimana fa, e poi raggiunge il picco di romanticismo estremo dedicandomi le sue note d'amore:
[...]"Ti amo anche se c'hai il culo come un frigo, ti amo anche se non te lo dirò mai..." [...]
E con questo, ho deciso che con le canzoni dedicate ho chiuso!
Ho perso due chili e mezzo in una settimana.
No, non è stata la depressione elettorale. E' colpa (o merito) della dieta strettissima cui mi ha sottoposta la dottoressa che mi ha fatto la revisione giorni addietro.
Mi dice: "Dovresti evitare alcuni alimenti...", la spiritosa. E son dieci giorni che non mangio altro che pollo, tacchino, riso, zucchine, finocchi e carote. E cereali. Barrette di cereali sbriciolosi, che hanno la consistenza e il sapore di un mobile Ikea.
Non mi posso nemmeno consolare con un pezzettino di cioccolata... una tragedia!
Che quando mi ha detto: "E poi assolutamente da evitare caffè, the, menta, liquirizia e cioccolata...", prima son mezza svenuta e poi l'ho implorata di togliere il veto almeno al mio personale nettare degli dei. E lei, serafica, ha sorriso e, alla lista di capsule, granulini e fialette varie che mi stava prescrivendo, ha aggiunto un sostituto serotoninergico: praticamente adesso prendo il metadone della cioccolata.
In compenso, son diventata la migliore amica della soia: latte di soia, formaggio di soia, germogli di soia... se inizio a scrivere in cantonese, sapete perchè!
Comunque devo dire che questo tenore alimentare non è del tutto salutare.
Venerdì ho fatto una micro-spesa nel negozio bio della città. Per non farci un leasing, mi sono limitata a comprare dei crackers e dei biscotti "all free": niente glutine, niente zucchero, niente latte, niente lievito... insomma, niente. Sull'onda dell'entusiasmo, pensando che le tristi colazioni con le barrette di compensato stavano per tramutarsi in colazioni con... niente, ho preso anche una confezione di sfoglie all'albicocca. Ovviamente anche quelle tutte "senza". Una volta a casa, da brava golosa quale sono, non ho resistito e, ancor prima di svuotare la borsa della spesa ed accendere la luce, ho aperto la confezione e addentato una sfogliatina, mentre mi toglievo la giacca. Dieci minuti dopo stavo abbracciata alla tazza del cesso cercando di riproporre il pezzo di muffa che avevo appena ingoiato, senza riuscirci per altro.
Indi ho chiamato comonolocalante e l'ho terrorizzato al grido di "il botulinoooo, tra trentasei ore muoiooooo...".
Ora, le trentasei ore son passate, io sono ancora viva, e oggi la cassiera del supermercato "noi i conservanti no perchè fan tutti male" avrà i suoi dieci sani minuti di terrore... e che cazzo!
... io mi sento veramente sconfortata stamattina ma, a dirla tutta, il mio partito avrebbe ben vinto eh!
Insomma, in definitiva abbiamo raddoppiato consensi e seggi.
Stavolta in parlamento i nostri rappresentanti saranno un discreto numerino.
Avremo modo di fare un po' di controllo sullo psico-nano, no?!
Quindi, bando alla delusione: da domani sarà lotta dura senza paura.
Da domani però.
Oggi voglio stare ancora un pochetto quì a guaire e inveire contro gli scriteriati, che ancora una volta hanno eletto corrotti, concussi, inquisiti e condannati in via definitiva a governarci vita e tasche...
La mia vita è talmente carica di cose che ingombrano il cervello, che il resto degli organi fa un po' quel cazzo che gli pare.
Tipo lo stomaco, che lavora un pasto sì e sette no.
O i reni, che drenano un giorno sì e uno no.
Funghi e batteri mi colonizzano che è un piacere, per loro ovviamente!
E poi... ho smesso di sentire con la pelle. Ho il tegumento in sciopero.
Sono settimane che filtro tutto coi neuroni, con gli impulsi nervosi centrali.
Ho paura di aver perso la mia capacità di sentire con la pancia...
Domani vado in the big city a farmi rifare convergenza, cambio olio e ricarica degli ammortizzatori.
Se poi non dovesse funzionare... beh, resta sempre il trapianto di cervello: mi trasformo in oca giuliva e non se ne parla più!
Antefatto: ieri io e comonolocalante si festeggiava il primo anno di convivenza.
La sottoscritta aveva prenotato all'uopo cenetta intima in ristorantino, e si era lasciata andare a sbeffeggiamenti contro il pover uomo reo, a suo dire, di non aver predisposto carinerie per l'occasione e di essere, al solito, "romantico come una pietra".
Fatto: mentre mi preparavo per la serata, comonolocalante è rincasato dal lavoro, facendosi scudo dietro un mazzo enorme di rose, tulipani e altri inidentificabili fiori dal profumo incredibile, mandando me ed il mio giudizio spietato nei suoi confronti letteralmente ko. Non pago di ciò, dopo la seratina intima praticamente perfetta, ha pensato bene di addolcirmi anche la mattinata con un sms dal treno che mi augurava un felice" dopo-anniversario".
Conclusione: non solo è permaloso... mi piglia pure per il culo!!!
Lo adoro.
Il giorno di Pasqua abbiamo fanculizzato il mondo intero. Ci siamo trascinati per i 38mq scarsi di casa nell'inedia e nella lussuria più totale. E non ci pareva vero.
Il giorno di pasquetta abbiamo fatto i giocattoli semoventi per la mia piccola omonima e gli aggiusta-tutto per Amica Preziosa e marito. Ci siamo sentiti utili e ricompensati. Che al giorno d'oggi è una rarità.
Oggi si ricomincia a lavorare come matti... io odio l'altalena!!!
Ieri sera son riuscita a litigare da sola con comonolocalante. Nel senso che io ho aperto il discorso, io mi sono incazzata, io ho messo il muso e io me la sono fatta passare. Lui ne frattempo ha fatto il risotto. Conclusione: ho bisogno di ferie. Anche dai miei cicli ormonali. Ecco.
Detto questo, pensavo: la mia educazione di impronta cattolica mi ha insegnato l'origine di molte tradizioni. Una volta elaborato il pensiero laico, che a tutt'oggi mi guida, le tradizioni sono divenute solo momenti di aggregazione, per lo più familiare, e occasioni di ferie, quando me le posso permettere. I simboli legati alle festività, nel mio bagaglio socio-culturale, si rifanno quindi tutti all'iconografia religiosa. Mi chiedevo dunque stamattina, sotto la doccia: sulla colomba son preparata, ma tutti quei cazzo di coniglietti infiocchettati e le uova di cioccolato che si portano appresso... da dove arrivano??!
Ricchi premi e cotillons a chi mi erudisce sulla questione. Thanks!
Odore acre, di urina stagnante, misto a sudore e umori vari generati da un corpo alla deriva.
Ci risiamo. Non so più dire quante volte io abbia insegnato alle nuove leve la situazione "classica" che ora ho di fronte: la signora Addolorata, un metro e quaranta per centoquaranta chili, giace a terra nel bagno di casa, perfettamente incastrata tra water, vasca da bagno e lavandino.
La figlia, Addoloratina, ci spiega che la madre è lentamente scivolata dalla tazza verso il pavimento, inesorabile. S'è incastrata e non c'è verso di riuscire ad alzarla.
Eh, già. Lo vediamo...
Mentre temporeggio, accertandomi che la signora non sia in realtà in fin di vita (banalissima scusa procedurale per riuscire a fare il punto della situazione e prepararsi psicologicamente allo sforzo immane), faccio i seguenti due pensieri: ca**o!, siamo al nono piano e gli ascensori non sono abbastanza larghi; porca pu****a, nemmeno il bagno e il corridoio sono abbastanza larghi per trascinarla fuori di qui!
E' in quel momento che alzo per la prima volta lo sguardo e mi rendo conto che i baldi giovani del mio equipaggio stanno facendo, terrorizzati, le medesime considerazioni... improvvisamente l'intervento di cinque ore prima in autostrada, con veicolo ribaltato e sei feriti coinvolti, ci pare una passeggiata al confronto.
Addolorata piange e si lamenta. La mia voce risulta calma e confortante mentre cerco di spiegarle che va tutto bene e che presto sarà libera; i miei pensieri reali, al contrario, mi fanno sentire un mostro in tuta arancione!
"Potreste smontare il lavandino", dice Addoloratina con un sussurro dal corridoio stretto come un budello.
Eh, certo! Come abbiam fatto a non pensarci prima! Smontiamo il lavandino, no?!
Il suggerimento è talmente surreale da essere validissimo: in men che non si dica, collega imponente estrae la base in cermica, mentre io e filosofo sosteniamo la parte superiore.
Poi io e collega imponente afferriamo Addolorata per le ascelle e la ruotiamo quel tanto che basta a farle fare "POP!" e farla scivolare sulla tavola rigida che ci servirà per trasportarla fuori di lì.
Nel compiere questa operazione, sento uno scrichiolìo nel mio povero braccio sinistro. Ca**'!
A quel punto l'odore diviene ancor più nauseabondo: anche i nostri umori si son mischiati a quelli della signora e l'urina che la impregna è ora libera di spandere effluvi d'ammoniaca in ogni dddddove...
Ci facciamo coraggio e compiamo l'ultimo sforzo: la trasciniamo nel corridoio fino alla camera da letto e ce la adagiamo sopra. Nel compiere la manovra di sollevamento, sento un altro scrichiolìo sinistro provenire, questa volta, dalla schiena di autista solerte: dallo sguardo che mi lancia so già che anche lui ci farà i conti domani...
Mentre stiamo per preparaci al peggio, immobilizzare Addolorata e trasportarla per nove piani di scale fin giù sull'ambulanza, il santo protettore dei soccorritori ci viene in aiuto, facendo dire alla signora cetaceiforme che "guardate, ora che mi avete alzata e messa a letto sto bene, grazie... resto a casa".
L'urlo di gioia che sale alla gola di tutti è trattenuto con difficoltà... "va bene signora, se proprio non vuole, io non posso certo obbligarla a venire in ospedale eh...", e mentre pronuncio queste parole in tono quasi dispiaciuto, i ragazzi tossicchiano e a stento riescono a non scoppiare in una risata clamorosa: son un'attrice nata.
Giunti alla porta, acompagnati da Addoloratina che ci ringrazia per l'aiuto, ho l'ardire di aggiungere la seguente frase: "Si figuri! E' nostro dovere. E non abbia remore a richiamarci se ci fosse ancora qualcosa che non va, ok?"...
Mi guadagno in tal modo i nove piani di scale a piedi, mentre dalle porte dell'ascensore in chiusura sento ancora l'eco dei "vaffa..." dei miei colleghi.
E anche questo turno è andato...
Siamo stati ad "Abilmente", a Vicenza.
C'erano Granculo, il Principe Bianco e la loro socia piemontese che esponevano.
Loro erano stanchissimi, io ho speso una follia per delle cose che forse non userò fino al prossimo Natale.
Cose che servono a fare una roba che ha anche un nome impronunciabile e vagamente leghista: embossing.
Mi hanno fottuta i cosi glitter, le forbici che tagliano strano e la pistola ad aria incandescente, che fa rilievi e rimpicciolimenti magici pazzeschi. Eppure ero convinta di aver ucciso ancora in fasce la piccola principessa inutile che abita in ognuna di noi...
Siamo stati a cena dai miei: ho scovato sepolto in un armadio un involucro con delle reliquie di quando, giovine ed ingenua ventenne, giocavo a fare la cinquantenne malata ricamando il corredo nuziale.
Comonolocalante ha guardato il set di asciugamani a punto croce ed ha proferito la seguente frase: "Me ne fai una con Space Invaders?!".
Avrei anche potuto ridere a crepapelle se non fosse stato così lampante che no, lui non stava scherzando: lo vuole davvero!
Sono stata in turno in ambulanza la notte appena passata. Ho dormito poco, parlato tanto, riflettuto ancor di più. Avevo i miei trentaequalcosa anni, la mia vita che somiglia a quella di tanti altri, le mie convinzioni da sostenere e le opinioni altrui da ascoltare, ingurgitare ed elaborare per trarne spunti di vita interessanti.
Poi un paziente mi ha vomitato addosso, ed è finita la poesia.
C'è un tizio che sostiene che la teoria degli umori ballerini delle donne in funzione degli ormoni è tutta una cazzata. Una scusa per non affrontare l'incongruenza dei nostri comportamenti, delle nostre decisioni, degli stati d'animo che ci governano.
Io non so da cosa sia dettata questa sua convinzione, e poco mi interessa, a dire il vero.
Quello che invece so è che qualunque uomo, nemmeno troppo perspicace o di intelligenza smodata, che conviva da più di tre mesi con una donna normo-equilibrata, sana e non incline al rompimento di coglioni altrui sistematico, sa benissimo che esiste un periodo del mese in cui la suddetta donna sarà, nell'ordine: intrattabile, nervosa senza ragioni plausibili, incline al lamento e al piangisteo, insoddisfatta e ipercritica su se stessa e sugli altri. In un'unica locuzione: una scassapalle di portata cosmica.
La sopportazione di quest'uomo è proporzionale alla consapevolezza che tale stato perdura per due, tre giorni al massimo. Poi tutto torna a livelli accettabili e, per i più fortunati, a seguire c'è il periodo in cui la donna è governata dagli ormoni opposti, che la portano ad essere... come dire?... un po' "esuberante", ecco.
Il tizio di apertura post, probabilmente, o non ha ancora avuto le gioie della convivenza, alle quali fa seguito nella quasi totalità dei casi la "rivelazione" dei cicli ormono-dipendenti dell'umore femminile, o più facilmente, è rimasto vittima della "donna isteria", orribile essere mitologico che fa della rottura di palle altrui l'essenza ultima del suo vivere.
Mi dispiace per lui. Davvero.
A me, comunque, tra due giorni passa.
Sono settimane belle piene, al lavoro e nel resto dell'Alka-world.
Giornate che mi lasciano poco spazio per dedicarmi al piacere della lettura e dello scempio letterario che ogni tanto compio qui nel mio angolino virtuale.
La lista dei "da fare" è infinita. Quella dei "vorrei" ancor di più.
A volte la stanchezza incombe, ma non mi piego. Altre volte è la voglia di spegnermi e basta a farla da padrone.
Intanto la casa è tutta sottosopra e dovrei trovare davvero il tempo anche per ridarle una parvenza di decente.
Sul tavolino, però, ancora resistono i fiori recisi (tre orchidee, tre gerbere rosse e dei fiorellini gialli di contorno) a ricordarmi che "va bene deprecare lo sperpero delle festività banalizzate dal commercio, ma che bello è ricevere dei fiori dall'uomo che ti sopporta e ti rende felice ogni giorno??!".
C'è da precisare che la loro longevità è data dall'allegato che c'era con il mazzo: un sacchettino di una polverina bianca da aggiungere all'acqua nel vaso... praticamente il doping del fiore!
Non andavo a teatro da... troppo.
Ho rimediato ieri con "Amleto" di Lella Costa al Teatro Carcano di Milano.
Spettacolo pomeridiano, la moquette, il velluto rosso delle poltroncine, le luci in sala che si abbassano lente un attimo prima che inizi, i biglietti con la prenotazione stampata sopra a mio nome, le luci sul palcoscenico, le ombre, la mano di comonolocalante stretta nella mia, la voce che magistralmente mi accarezza e mi trasporta nell'immaginario shakespeariano, mediato e giocato da quel genio del teatro che è lei. La Lella.
Splendida ed emozionante, come sempre.
Come in questo pezzo:
Sto avendo una giornata lavorativa di quelle che, alla fine, arrivo persino a chiedere al collega: "Ti prego, dimmi come mi chiamo perchè mi sembra proprio di avere perso l'informazione tra una magagna e l'altra!". Mi risolleva solo il pensiero che stasera trovo la cena pronta da Amica Preziosa... e trovo soprattutto lei e la nostra capacità di sdoganare giornate del genere tra chiacchiere, pettegolezzi e tanto sano outing reciproco. E che il tutto finirà tra le braccia e la pazienza di comonolocalante. Amen.
A volte basta poco, altre volte servono le cose importanti. Oggi vale la seconda che ho scritto!
A volte pensi che, se anche succedesse, sarebbe troppo tardi. Troppo.
Invece no. Non è così.
Non sarà mai troppo tardi per certe cose.
Prendi quel "ti voglio bene", ad esempio.
Anche se viene detto nel momento in cui è più facile, perchè nulla più può comportare e perchè tu già lo sapevi. L'avevi capito tempo fa e non c'è mai stato bisogno di sentirlo dire o vederlo scrivere per sentire che era vero. Che è vero. E lo sarà per "sempre". Ecco. Prendi quel "ti voglio bene" e pensaci: è troppo tardi?
La risposta, mia cara, è no.
Non è mai troppo tardi per le cose che sono davvero importanti e che significano qualcosa.
Non è troppo tardi se in te ancora c'è il desiderio di sentire, di vedere, di vivere.
Non è troppo tardi. No.
Raggiungerò quel traguardo. Lo voglio. Ancora. Sempre. E non sarà "troppo tardi".
Get the message
Oh, it's never too late
Get the message
Oh, it's never too late
It's never too late
To try and reach for your desires
Even when your luck is down
You still got chances of turning around
Get the message