"È molto meno indecente andare a letto insieme che guardarsi negli occhi." B.Vian


lunedì, 07 luglio 2008

Corrente alternata, o alterna?

A dir la vertità il venerdì è stato un giorno pessimo. Pessimo davvero.
Lo stress accumulato in questi mesi ha tracimato. Esondato. Sommerso tutto.
Fino a che, in coda alla barriera di Milano, non ho dato sfogo a tutto con un bel pianto liberatorio.
Da lì, un week-end in discesissima, tutto sole, mare, lussurie di palato, cuore e letto.
Abbiamo staccato la spina, letteralmente: niente telefoni, niente pc, niente internet, niente scadenze, impegni, appuntamenti. Niente. Solo noi e tutto il tempo per non fare altro che non fosse riposare e godere.

E per due giorni sono stata davvero, davvero, davvero in pace. Con me stessa e col mondo.

Poi stamattina, ignominiosamente, qulacuno ha riattaccato la spina. Stronzo!


Scritto da: Alkanette alle ore 16:36 | link | commenti (5) | categoria: just life, vita di coppia, invecchiando, fuori nel mondo


venerdì, 04 luglio 2008

Ffffhhhhhh....

... auguri, a me.


Scritto da: Alkanette alle ore 11:24 | link | commenti (19) | categoria: just life, invecchiando, svaghezze


mercoledì, 28 maggio 2008

Sulla carta, nel cuore.

Non amo la poesia.
Mi risulta ostica. Trovo difficile seguirne i tempi, ed i modi.
Fatico a carpirne i significati.
E' la narrativa a rubarmi il cuore, solitamente.
Amo le storie complesse e fantasiose.
Amo il surreale, ma solo se non ermetico.
Amo i racconti semplici, da leggere tutti d'un fiato.
Amo le grandi saghe, che vorresti non terminassero mai.
Non mi piace il fantastico, a meno che non sia scritto veramente bene.
Non amo la fantascienza. Solitamente mi annoia.
Non amo le storie d'amore banali, quelle che fanno mille giri e peripezie e poi alla fine è tutto un "happy ending". Le trovo fastidiose.
Amo il verismo e a volte la filosofia. Ma quella semplice. Delle cose spicce.
Ultimamente amo anche la saggistica, ma solo per il risveglio della mia coscienza sociale.
Amo i libri d'inchiesta e quelli storici, anche se faccio abbastanza fatica a leggerli tutti d'un fiato.
Ho però escogitato la tecnica dell'intermezzo: tra un capitolo e l'altro del saggio, mi leggo un romanzo.
Non amo vedere i film di libri che ho letto.
Fanno eccezione pochissimi casi. Praticamente quelli di libri che sono nati palesemente per divenire film.
Quelli, e la saga di Harry Potter. Che forse poi son la stessa cosa.
Anche scrivere mi piace. Fossi più libera di gestire il mio tempo, direi che ci potrei anche provare.
A scrivere, dico.
Magari una storia solo per me. Da rileggere quando sono alle prese con un saggio particolarmente pesante.

Oggi, per esempio, ad avere il tempo, potrei iniziare a scrivere di quella donna al settimo mese di gravidanza, che girava per le vie del centro della sua città un martedì mattina di molti anni orsono, alla ricerca di una cesta in cui adagiare, per le prime settimane di vita, la bimba che portava in grembo.
Scriverei di questo, e del fatto che poi, in seguito alla forte esplosione, e alla confusione, e alle grida, il negoziante da cui lei ed il giovane marito stavano per acquistare quella cesta li aveva fatti andare nel retrobottega, mentre lui abbassava la serranda cercando di proteggere se stesso e quella giovane coppia da non si sapeva ancora bene che cosa.
Ad avere il tempo, scriverei che stamattina, guardando quella stessa cesta sul mio armadio di casa, colma di panni puliti da stirare, ho ripensato a quel sabato di Maggio in cui quel negoziante ci protesse tutti e tre con un gesto così improvvisato e tenero, e mi sono commossa. Come se, averne memoria, mi facesse sentire un po' meno inutile, di fronte a quella, come a tante altre tragedie.
Perchè ricordare non è inutile.
Anche dopo trentaquattro anni.

Scritto da: Alkanette alle ore 09:48 | link | commenti (7) | categoria: libri, famiglia, scrivendo, invecchiando, personabìlia


mercoledì, 07 maggio 2008

Do ut des

E' cominciata così: era l'estate del '90 e mi sono innamorata.
Era la prima volta. E c'era ovviamente la colonna sonora.
Io mi struggevo dedicandogli "Canzone" del nostro mito. Lui mi ricompensò con "Colpa d'Alfredo", soprattutto cantandomi la parte che fa:
[...]E quella stronza non si è neanche preoccupata
di dirmi almeno qualche cosa, che sò, una scusa...
Eeeh! si era già dimenticata
di quello che mi aveva detto prima[...]
Ero rea di avere ignorato la sua ESPLICITA dichiarazione "ciao, ci vediamo quando torni, buona vacanza." e di essermi trovata il classico filarino al mare.

Tempo dopo è continuata con una storia di corresponsione di amorosi sensi, che io guidavo sulle note di "I don't want to miss a thing", mentre le strofe dall'altra parte mi recitavano:
[...]mi piaci perché sei intelligente
si vede dalle tue mani come le muovi
mi provochi pensieri e sentimenti sempre nuovi
nei tuoi fianchi sono le alpi nei tuoi seni le dolomiti[...]
Iniziai a credere che avrei dovuto fare più attenzione alla scelta musicale da correlare alle situazioni e alle persone.

Poi arrivò Lui, quello della storia storta, adulta e adultera, intensa e dallo spiccato lato godereccio.
Io passavo le giornate a sussurrare con struggente romanticismo "Un uomo", dedicandogliela in toto.
Lui mi stupì con i suoi effetti speciali e mi cinse in un ballo lento canticchiando la sua canzone per me:
[...]Brufolazzi,
tapparella giù e poltiglia,
più ascella purificata:
ti ricordi che meraviglia
la festa delle medie? [...]

Sicura di aver raggiunto l'apice dell'assurdo, ancora non ero pronta all'ultimo colpo di coda del burlone che tesse la trama della mia vita: io tutta ispirata a sognare comonolocalante sulle note di "Pena de l'alma" di Capossela, lui prima mi contagia con la passione per Davide Van De Sfroos, portandomi anche ad un concerto memorabile qualche settimana fa, e poi raggiunge il picco di romanticismo estremo dedicandomi le sue note d'amore:
[...]"Ti amo anche se c'hai il culo come un frigo,
ti amo anche se non te lo dirò mai..." [...]
E con questo, ho deciso che con le canzoni dedicate ho chiuso!

Scritto da: Alkanette alle ore 13:46 | link | commenti (18) | categoria: musica, just life, invecchiando, personabìlia, svaghezze


mercoledì, 12 marzo 2008

The monster inside

All'inizio erano le canzoni scritte sulle Smemo.
Solo che io la Smemo la tenevo per scuola, ergo l'inizio per me è stato un'agenda di quelle con le pagine gialline e la copertina nera. Quelle che ti regalano le banche.
Riposa ora in un armadio da qualche parte e so che un giorno, ritrovandomela tra le mani, mi emozionerò ancora quasi come allora quando, frammisti ai miei pensieri, stavano un po' sparpagliati e confusi quelli scritti dagli amici del gruppo. Vasco e i Doors, ricordi delle prime canne dei ragazzi; Ligabue, che faceva impazzire le ragazze; Vasco e i Queen, che piaccono tanto anche alla mamma; Vasco e basta, che "qualcuno" lo usava per dirmi ciò che a parole non gli riusciva... Già, perchè era abitudine far girare i diari tra di noi e lasciare ad ognuno un pezzo di quello che più ci emozionava o aveva significato per ciascuno all'epoca. Il mio primo blog, insomma. E il mio primo amore.

Poi è venuto il tempo dello studio serrato.
Sui banchi universitari i diari lasciarono il posto ai quaderni: raccolte ad anelli di fogli forati in cui depositare alcune righe di riflessioni, tra una lezione e l'altra, che l'amica del cuore avrebbe letto e commentato il giorno successivo, o la sera stessa a casa, nelle pause dello studio. Negli anni della confusione sentimentale, dei mille input che provenivano dal sesso opposto e degli stravolgimenti ormonali quasi quotidiani, la voglia di scambiare pensieri su ciò che ci accadeva veniva saziata dallo scorrere delle penne su quelle pagine. Come farsi sedute psicoanalitiche a distanza. Era il nostro modo di comunicare comunque, anche se i ritmi di studio ci impedivano quasi di vivere altro: il mio unico blog privato.

Parecchi anni dopo, sono stati i Libri.
Quelli struggenti e grondanti esercizi di scrittura di Baricco, ma anche quelli più elaborati e di matrice diversa, come i noir di Lucarelli, le investigazioni di Camilleri, i viaggi verso altre terre degli stranieri e poi il surrealismo... Vian. E lì, in quel marasma emotivo ed esplorativo che mi aveva fatta sua prigioniera, è stata la volta della rete. Internet. Con tutte le scoperte annesse e le amicizie derivate. E, inevitabile come il sole ogni mattina, il blog. Questo blog. Il mio. E Lui. Talmente pregnante da farmi chiudere e riaprire cancellandone tutto un anno, il primo, perchè certe cose non ce la si fa proprio a condividerle con tutti per sempre.

Oggi sono gli eventi.
I concerti, le sagre e il teatro, anche quando non ci sono poltroncine e velluto, ma palazzetti dello sport e vecchi cinema riadattati. E i viaggi per andarci. Che io a teatro ci son cresciuta. Ma era sotto casa, quasi. E ai concerti ci son stata. Ma sempre se erano "comodi", incastrati nel resto della mia vita.
Oggi no. Oggi si fanno chilometri su chilometri, si raggiungono altre città, posti che a volte nemmeno sai che esistono. E lo si fa per la musica, per le scoperte, per lo spettacolo. Per Noi. Un Noi che in tre lettere riempie tutto il mio mondo. Che a volte quasi spaventa. E per il resto, colma di gioia ogni giorno in cui cammino.
Difficile mettere tutto questo in parole. Eppure scrivo ancora. E condivido ancora. Anche quello che difficilmente si riesce a rendere con 26 lettere e rigide regole grammaticali.

Perchè in tutto questo, rimane lui, il blog.
Quella necessità di scrivere ciò che spinge per uscire, una volta dalla penna e oggi sui tasti, e che arriva da una me recondita, originata dalle nebbie dell'adolescenza e mai più sopita. Quell'essere generatosi ai primordi della mia elaborazione cosciente della vita e che ancora mi possiede, reclamando il suo diritto a manifestarsi ogni volta che vuole. Imponente, ridondante, schiavizzante quasi...
... la Alka grafomane!

Scritto da: Alkanette alle ore 08:57 | link | commenti (5) | categoria: libri, scrivendo, invecchiando, personabìlia


mercoledì, 05 marzo 2008

Età

Siamo stati ad "Abilmente", a Vicenza.
C'erano Granculo, il Principe Bianco e la loro socia piemontese che esponevano.
Loro erano stanchissimi, io ho speso una follia per delle cose che forse non userò fino al prossimo Natale.
Cose che servono a fare una roba che ha anche un nome impronunciabile e vagamente leghista: embossing.
Mi hanno fottuta i cosi glitter, le forbici che tagliano strano e la pistola ad aria incandescente, che fa rilievi e rimpicciolimenti magici pazzeschi. Eppure ero convinta di aver ucciso ancora in fasce la piccola principessa inutile che abita in ognuna di noi...

Siamo stati a cena dai miei: ho scovato sepolto in un armadio un involucro con delle reliquie di quando, giovine ed ingenua ventenne, giocavo a fare la cinquantenne malata ricamando il corredo nuziale.
Comonolocalante ha guardato il set di asciugamani a punto croce ed ha proferito la seguente frase: "Me ne fai una con Space Invaders?!".
Avrei anche potuto ridere a crepapelle se non fosse stato così lampante che no, lui non stava scherzando: lo vuole davvero!

Sono stata in turno in ambulanza la notte appena passata. Ho dormito poco, parlato tanto, riflettuto ancor di più. Avevo i miei trentaequalcosa anni, la mia vita che somiglia a quella di tanti altri, le mie convinzioni da sostenere e le opinioni altrui da ascoltare, ingurgitare ed elaborare per trarne spunti di vita interessanti.
Poi un paziente mi ha vomitato addosso, ed è finita la poesia.

Scritto da: Alkanette alle ore 08:17 | link | commenti (7) | categoria: just life, invecchiando, svaghezze


venerdì, 01 febbraio 2008

Troppo tardi?!

A volte pensi che, se anche succedesse, sarebbe troppo tardi. Troppo.
Invece no. Non è così.
Non sarà mai troppo tardi per certe cose.
Prendi quel "ti voglio bene", ad esempio.
Anche se viene detto nel momento in cui è più facile, perchè nulla più può comportare e perchè tu già lo sapevi. L'avevi capito tempo fa e non c'è mai stato bisogno di sentirlo dire o vederlo scrivere per sentire che era vero. Che è vero. E lo sarà per "sempre". Ecco. Prendi quel "ti voglio bene" e pensaci: è troppo tardi?
La risposta, mia cara, è no.
Non è mai troppo tardi per le cose che sono davvero importanti e che significano qualcosa.
Non è troppo tardi se in te ancora c'è il desiderio di sentire, di vedere, di vivere.
Non è troppo tardi. No.

Raggiungerò quel traguardo. Lo voglio. Ancora. Sempre. E non sarà "troppo tardi".


Get the message
Oh, it's never too late
Get the message
Oh, it's never too late

It's never too late
To try and reach for your desires
Even when your luck is down
You still got chances of turning around
Get the message
Oh, it's never too late

Get the message
Oh, it's never too late
Get the message
Oh, it's never too late

It's never too late
To hold the power in your hands (power in your hands)
You will find a good, good feeling
Makin' new plans and starting again
It's never too late
No, it's never too late
No, it's never too late No, no, no, no

No, it's never too late
No, it's never too late
No, it's never too late
It's never too late

Time keeps changin' everything
Sometimes tearin' down
The treasures that it brings
Ever strong
You'll make it through
The secret lies in knowing
That it's up to you
Say it with me now

Get the message
Oh, it's never too late
Get the message
Oh, it's never too late

We got the time
There's no doubt in my mind
That it's never too late

Get the message
Oh, it's never too late
Get the message
Oh, it's never too late
Get the message
Oh, it's never too late

Scritto da: Alkanette alle ore 11:59 | link | commenti (6) | categoria: just life, invecchiando, personabìlia


domenica, 06 gennaio 2008

Autopsicanalisi

Ai tempi in cui Alka era solo Silvia, vigeva la regola, da lei per altro non sottoscritta, per cui Silvia doveva essere in ogni circostanza il meglio che le persone si aspettavano da lei.
Fu pertanto figlia grata, studente modello, morosa perfetta, amica attenta, amante saggia.
Mentre il mondo aveva in cambio ciò che da lei chiedeva, dentro Silvia si andava formando Alka. Un alterego? Una fuga? Un palliativo? Per il mondo di allora sì, Alka era tutte queste cose, ma per Silvia, quella vera che covava dentro un nocciolo duro e imponente della sua personalità, Alka altri non era se non la donna che Silvia sapeva di essere e di voler diventare. Con tutta la fatica, le lacrime, i dolori ma più di tutto le gioie che questo comportava.

Quando Alka decise di uscire allo scoperto e tramutarsi nella Silvia "versione definitiva", il piccolo mondo in cui Silvia era vissuta fino ad allora tremò tutto, dalle fondamenta. Molti palazzi crollarono miseramente, altri si incrinarono solo un po'. I migliori rimasero solidi ed integri ad accoglierla.
Fu in quel periodo che arrivarono le amicizie virtuali, tutte poi divenuta reali.
Persone, città, momenti che Alka viveva (e tutt'oggi vive) suggendone il succo migliore, beandosi di averle trovate e soprattutto intensamente volute.
Le persone nuove incontrate iniziarono ad essere per lei una costante esperienza. Sia che si tramutassero in rapporti solidi, sia che fossero solo brevi apparizioni circoscritte.
Era definitivamente conlcuso l'insulso assecondare pensieri altrui basati sul: "Diffida delle nuove conoscenze, apriti solo a quelli che piacciono a chi ti vuol bene (o comodamente dice di farlo),  passa il tuo tempo solo con chi ti è utile: il resto è solo perdita di tempo".
Alka ruggì di rabbia a quelle ennesime richieste e si impose di non perdere più alcuna esperienza della vita, bella o brutta che potesse essere, solo per assecondare le paure ed i desideri che su di lei gli altri avevano.
Qualcuno la disse: "egoista!". Chi l'amava davvero le disse solo: "brava!".

Nei giorni scorsi Alka-Silvia ha affrontato discorsi intensi e rielaborazioni di passati recenti e lontani. Questo l'ha fatta riflettere, sognare, emozionare e combattere i fantasmi lontani. S'è assestato un mattoncino, qualcuno s'è aggiunto. Lei sa di avere ancora una volta vissuto, proprio come voleva.
Oggi fuori dalla finestra il mondo è grigio: c'è pioggia e nebbiolina. In casa, al contrario, si respira calore e dolcezza. Ci stiamo preparando per una domenica tra famiglia e amici e Alka-Silvia sente un senso di pace ed equilibrio che la fanno sorridere.

Gente, il 2008 è iniziato, e promette davvero bene.

Scritto da: Alkanette alle ore 12:08 | link | commenti (7) | categoria: scrivendo, just life, invecchiando, personabìlia


martedì, 11 dicembre 2007

I love '70s!!!

Ci svegliamo stanchi. Sfiniti.
Il bisogno di ferie è altissimo. La voglia di restare sotto le coperte è per un tempo che va da n a infinito.
Ci muoviamo a rilento nella casa, facendo le cose di ogni mattina.
Davanti alla tazza di caffè il primo timido sussulto: "Oh, ma era ieri sera il concerto dei Led Zeppelin?!"
Dalla conversazione parrebbe di essere in una Londra anni '70, piuttosto che in una bigia Brescia annata 2007.
"Eh sì!", e via a caccia di recensioni sul web e video storici su youtube e una fitta conversazione fatta di: "ma ti rendi conto di chi c'era negli anni '70??!!". E giù a snocciolare nomi, brani, a godere di spezzoni di video ripescati da non si sa chi, direttamente dalla leggendaria Woodstock...

La mente vaga, i ricordi affiorano. Noi non c'eravamo. Non esistevamo ancora. Eppure qualcosa di quell'energia è dentro di noi. Nel modo tutto tipico degli eventi legati al mondo dei ricordi, gli anni in cui non eravamo nemmeno un'idea ci appartengono, ci vivono dentro, ci hanno plasmati.

E per me gli Zeppelin sono una casa, un odore, sensazioni, un libro, una canzone:

Scritto da: Alkanette alle ore 12:26 | link | commenti (10) | categoria: musica, vita di coppia, invecchiando, vita nel monolocale, personabìlia


mercoledì, 04 luglio 2007

Genetliaco, ancora. Ma basta!

E così oggi divento vecchia.
"Vecchia". No, dai. Mica puoi dire che son vecchia!
"Stagionata"? Ma no, che schifo! Paio un formaggio!
"Matura"? Sì, ma come le ciliegie sull'albero o come le mele poco prima di cascare? No, no.
"Vissuta", dici? Ok, se non fosse che da quando lavoro in mezzo ai tossici non posso proprio definirmi "vissuta", anzi!
"Esperta"... mmhh... non saprei. Come concetto funziona per alcune cose, ma non certo per tutta la vita in generale.
Come dici? "Adulta"?
...
...
...
... muahuahuahuahuahuahuahuahuahauhauhauhauhauahuahua
...


Scritto da: Alkanette alle ore 11:21 | link | commenti (11) | categoria: invecchiando


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"Perché una volta che il male di leggere si è impadronito dell'organismo, lo indebolisce tanto da farne facile preda dell'altro flagello, che si annida nel calamaio e che suppura nella penna." Virginia Woolf
"Leggo per scoprire, scrivo per non svanire". Alkanette.

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