Io, che non sono gnocca e non amo svendermi nemmeno per le giuste cause, per farmi cacciare un tubo in gola fino nel profondo delle viscere, dovrò sborsare un po' di eurini di tasca mia. E avrò nausea e mal di stomaco per giorni. E poi mi chiederanno altri eurini per dirmi cos'hanno trovato dentro che non va.
Altre, più fortunate in quanto gnocche e indubbiamente più forti di stomaco in ogni senso, per farsi cacciare in gola qualcos'altro ricevono in premio un ministero. E svariati eurini a suggello del tutto, senza nemmeno avere bisogno di sapere che cos'è che non va dentro di loro...
A volte mi sembra proprio di non aver capito un cazzo delle vita, eh!
Colano.
Dagli occhi i colori, dalla mente i ricordi.
Colano sulla pelle arrossata degli zigomi.
Sendono all'angolo della bocca e lì si fermano, a diventar parole.
Se stai pensando sian lacrime, non ti fermare all'apparente suggerito.
Non sono dolori che si fanno materia.
Sono emozioni lucide, riflessioni scatenate.
Che parlano, non al mondo, ma solo a me.
Mi ricordano di come era. Di come non è più.
Mutato come muta ogni cosa.
Evoluto verso un presente che domani sarà già altro.
Come "altro" è diventato il mondo che i ricordi d'allora portano.
Allora li dilaniavano le bombe.
Oggi il silenzio, omertà!, che non è più solo di quelle terre.
Anzi!
E l'esempio? Non basta, mai.
<<Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l'essenza della dignità umana.>>
Ora, il personaggio può piacere o non piacere.
Sul giornalista non si discute.
Sulla mafia che ci governa e sulla libertà che ogni giorno piano piano ci viene tolta invece avrei da scrivere papiri!
E invece facciam tutti gli struzzi. Testa sotto la sabbia e via con i nostri impegni quotidiani...
Dunque, le cose stanno così: sul pavimento della nostra unica stanza c'è una sagoma di cartone rivestita di giornali che sta asciugando. In bagno c'è la sua compagna, già finita. Comonolocalante lavora al pc e mi tiene aggiornata sulle ultime dal meetup. Ci siam visti Anno Zero e son riuscita a non lacrimare troppo (che tutte le volte che vedo Saviano capita sempre in pre-ciclo e se solo penso che quel ragazzo con due attributi infiniti sta sotto scorta io piango, ecco).
Adesso faccio il bordino rosso alla seconda sagoma e poi a nanna, che domani mi aspetta la giornatona ai banchetti e alla festa.
E se ancora non avete capito di cosa sto parlando, leggete nella colonna di destra, asinacci! ;-P
Solitamente, alle 21 di un martedì di turno, ci potete trovare tutti attorno al tavolo della grande sala volontari, in procinto di finire la frugale cena preparata dagli improvvisati cuochi, che si alternano di volta in volta con risultati decorosi ed edibili.
Ieri sera, invece, complici la mia gastrite che impone regime dietetico restrittivo e la gastrite di tutti gli altri , presumibilmente di natura elettorale, se foste venuti in Associazione ci avreste trovati seduti in sala ricretiva con gli occhi incollati alla trasmissione dei risultati elettorali.
"Ancora?!" direte voi.
"Ancora!", rispondo io. Dato che qui, in questa città dimenticata dal buon senso e dagli interessi sociali del bene collettivo, si era ancora in attesa di sapere chi sarebbe stato il nuovo sindaco eletto e con quale giunta.
Non ve lo sto a dire... un disastro.
Nemmeno al ballottaggio.
Eletto subito. Destra, ovviamente.
Ma il peggio non è questo.
Il peggio è che il mio voto, come quello di alcuni altri di noi presenti ieri sera, è andato ad un ragazzo giovane ed intraprendente, con idee fresche e per nulla insensate, presente in una lista che avrebbe dovuto essere votata già solo per il concetto insito nel nome: "Gioventù in comune", lista rigorosamente under 23.
Sì, avete letto bene: under 23.
E chi si scandalizza o fa un sorriso bonario e compassionevole qui non è bene accetto, perchè l'aberrazione del nostro paese è che ormai i giovani sono tenuti in considerazione solo come fonte di reddito per tutti i pensionati, ma se si tratta di dar loro voce in capitolo... beh... abbiam visto com'è andata.
Nemmeno il capolista ce l'ha fatta.
E la gastrite di tutti s'è tramutata in ulcera sanguinante.
... io mi sento veramente sconfortata stamattina ma, a dirla tutta, il mio partito avrebbe ben vinto eh!
Insomma, in definitiva abbiamo raddoppiato consensi e seggi.
Stavolta in parlamento i nostri rappresentanti saranno un discreto numerino.
Avremo modo di fare un po' di controllo sullo psico-nano, no?!
Quindi, bando alla delusione: da domani sarà lotta dura senza paura.
Da domani però.
Oggi voglio stare ancora un pochetto quì a guaire e inveire contro gli scriteriati, che ancora una volta hanno eletto corrotti, concussi, inquisiti e condannati in via definitiva a governarci vita e tasche...
Allucinazioni ipnagoniche: ho visto un fantasma. Una figura umana maschile che fluttuava nell'aere fissandomi con espressione enigmatica. Questo ancora alcune settimane fa, ma lo ricordo come fosse adesso.
Allucinazioni ipnopompiche: ho visto una giornata infinita di ore tutte da sfruttare, senza fretta e senza ansia. E' successo stamattina, ma non lo ricordo più tanto bene, che le ore hanno preso a correre come al solito e nessuna allucinazione riesce a prevalere.
Per il resto... domattina sarà un altro giorno, un'altra legislatura ma, di sicuro, sempre la solita m***a, che le allucinazioni, nella cosa pubblica, sono purtroppo divenute realtà quotidiana!
Da quando comonolocalante è diventato un pendolare doc, le sveglie in casa Alka&C. sono foriere di smugugnamenti e sbadigli a piene fauci di tutto rispetto.
La sveglia trilla, noi smoccoliamo e ci alziamo.
Lui corre per non perdere il treno, io vagolo per la casa facendo quello che mia madre ha fatto per 30 anni: rassetto il quotidiano e costante disordine prima di prepararmi e uscire.
Poi mi siedo al tavolo, accendo Calvin e, tazza di caffèlatte alla mano, mi sparo nell'ordine: mail, rassegna stampa, rassegna blog e, dulcis in fundo, booksweb.tv (che se non la conoscete e ancora non l'avete vista... peggio per voi!!!).
Stamattina, però, non ho rischiato il consueto ritardo al lavoro: alla notizia che il Cavaliere (de mi' cojoni!) ha suggerito ad una studentessa precaria di sposare un miliaradio, magari proprio il Piersì, per risolvere la sua situazione (e all'indignamento generale ha risposto dicendo che è grave se ora non si ha più nemmeno del sense of humour per apprezzare le sue battute!), ho iniziato a ridere talmente tanto che ho dovuto chiudere tutto e partire per il mio, di lavoro precario.
Cavaliere (seh!), senta: io ho un sacco di sense of humour... per i miliardi sul contocorrente di comonolocalante ci pensa lei??!
La lavatrice borbotta in fondo al monolocale. I piatti aspettano nel lavello. Calvin acceso sul tavolo, con alcune finestre di firefox aperte: pagine di quotidiani on-line, sezione politica. E' un sabato mattina solitario qui nel monolocale. Mi muovo lenta, ma risoluta. Faccio ordine nel quotidiano disordine che da mesi abita con noi. Spolvero, sbatto, spazzo. E poi piego, ripongo, accatasto. Ogni tanto butto un occhio alle pagine sul pc e leggo, rimugino, trattengo i conati di vomito. Cerco solo le cose utili. Per capire. Per convincermi. Si deve votare. E non lo si può fare così, tanto per. Dai! Siamo adulti ormai. Siamo noi che dovremmo prendere in mano le cose e decidere, no?! Ma cazzo, i programmi... Cioè... Quelle robe che per un mese o poco più strillerano dai giornali e tutti lì a dire: "non è realistico", "è una bufala dietro l'altra", "è follia"... Mi torna la nausea. Intanto la lavatrice fa partire la centrifuga. E suona il telefono. "Ciao tesoro, ben svegliato". "Sì, tutto tranquillo. Sto facendo la single, sì". Guardo i piatti ancora sporchi. Sorrido. "Prendo il treno allora, ok. Ieri sera? Tutto bene, certo. Una bella serata". L'occhio cade sulla montagnola di giocattoli avvolti nel cellophane, che porterò all'asilo della cooperativa. Sorrido di nuovo, con consapevole, intensa e serena soddisfazione. "Arriverò verso le tre, va bene?". Mentre ci organizziamo per la giornata ascolto le note ancora un po' assonnate nella sua voce: è come una carezza che scende dall'orecchio alle labbra e poi giù, lungo il collo e le spalle, diventando un morbido abbraccio. Come un risveglio insieme, anche se lontani. "A più tardi allora, ciao". Chiudo, poso il telefono sul tavolo, mi siedo al pc.
Inizio questo post.
Io adesso vado in ospedale, che mia madre ha deciso che un anno saltato era fin troppo, ergo oggi darà nuova soddisfazione ai chirurghi.
Voi, che passate di qui e ogni tanto leggete i miei pensieri sconnessi, fatemi un grosso favore: prendetevi 30 minuti del vostro tempo, magari stasera o magari 10 minuti alla volta, accendete le casse del vostro pc o mac, mettetevi comodi e ascoltatevi la ormai celeberrima intervista di Luttazzi a Travaglio, che costò loro così tanto anni addietro.
Siamo in campagna elettorale, no?
So che parecchi di voi già l'hanno vista, ma riascoltare certe cose in questi giorni non può fare che bene.
O almeno... illudiamoci.
Un paio d'anni fa, forse anche tre, un amico che ora annovero nella categoria "non pervenuti" mi prestò quella che allora era l'ultima uscita di N.Hornby, "Non buttiamoci giù".
Lo lessi tutto d'un fiato e lo trovai genialmente all'altezza dei suo precedenti best sellers.
Pochissimo tempo dopo, sul blog di un geniaccio che amo leggere quotidianamente, venni istigata alla lettura di un libro abbastanza sconosciuto all'epoca, di cui si diceva che Hornby ne avesse fatto un bel plagio con il suo "Non buttiamoci giù".
Il libro in questione è "Piccoli suicidi tra amici", di Arto Paasilinna.
Faticai un po' a trovarlo, ma quando lo scovai e immediatamente acquistai decisi che l'avrei letto subito, per capire se era vero o no che uno dei miei autori preferiti ne aveva palesemente "preso spunto".
La mia decisione si infranse sulla mia codardìa: non volevo scoprire la verità. Sapevo che era vero. Non avevo motivo di dubitare di ciò che aveva sostenuto Stepz, ergo sapevo che mi sarei trovata di fronte al plagio.
Allora decisi di far decantare la spinosa "questio" e mi dedicai ad altro.
Ieri sera mi sono finalmente decisa e l'ho estratto dalla pila dei "da leggere".
Inutile dire che è quel che era annunciato: un grosso spunto per il ben più famoso libro hornbyano... peccato.
Ieri i nostri governanti hanno deciso che torneremo a votare.
Con la stessa legge elettorale che ha consegnato l'instabilità degli ultimi due anni.
Senza poter eleggere direttamente noi i nostri rappresentanti in parlamento.
Lo psiconano ci ha nuovamente presi per il culo in maniera imbarazzante: ha prima appoggiato caldamente la riforma elettorale, poi ha ritrattato tutto. Come al solito. Saremo noi che "abbiamo frainteso" ciò che voleva dire, no??!
Intanto, l'inquisito ceppaloniano ha fatto due conti circa la sopravvivenza del suo partito alla nuova legge elettorale ed ha ben pensato di far cadere il governo prima che questa venisse varata, ma non prima di aver fatto in modo che le inchieste su di lui finissero in cenere. Quella sulla moglie invece serviva come pretesto, quindi l'avocatura del magistrato in questo caso non è stata necessaria.
Ah, dimenticavo: il referendum che si sarebbe dovuto tenere a Maggio, e che avevamo richiesto e sottoscritto in una valangata di cittadini, onesti e pure un po' stufi, non si terrà: la nostra Costituzione infatti prevede che non si possano tenere referendum per almeno un anno dallo scioglimento delle camere...
Con Hornby ho preferito chiudere gli occhi, ma con questa manica di stronzi che ci governa non lo farò di certo!
Una delle massime di vita che mi guidano è la seguente: "la vita è fatta di scelte, che comportano tutte decisioni, cambiamenti e conseguenze".
Ho finito "La scomparsa dei fatti" di Travaglio ieri mattina e avrei voluto subito iniziare "La casta", tanta era la rabbia ed il furore anti-politicanti corrotti e giornalisti asserviti che mi animavano. Ho desistito. La doverosa ponderatezza che anima il nostro capo dello Stato in questi giorni di consultazioni mi ha frenata. Appena verranno decise le sorti governative del nostro bel paese (praticamente domani sera o al più tardi mercoledì), mi darò la data d'inizio della lettura del saggio Rizzo-Stella... e allora sì che saran dolori! Dovevo comunque iniziare un nuovo libro ieri sera e, posta di fronte alla fila dei "da leggere" che campeggia sulla Billy, la scelta alla fine è ricaduta su uno dei regali natalizi (arrivato quasi in triplice copia, per altro!) che avevo desiderio di leggere già dall'annuncio dell'imminente uscita: "La grammatica di dio" di Benni.
Addormentata di sasso dopo aver letto le prime dieci pagine, con un sonno senza sogni ed un risveglio piuttosto pensieroso, ma sereno, posso continuare a sostenere che la massima di vita di cui sopra si conferma appieno: scelte-cambiamenti-conseguenze...
... che sto facendo finta di niente.
E' caduto il governo Prodi, sì.
Ma mica mi dispiace, anzi.
Quello che mi dispiace è il futuro che ne vedo.
Quello sì, mi dispiace.
"Il dubbio o la fiducia che hai nel prossimo sono strettamente connessi con i dubbi e la fiducia che hai in te stesso." (Kahlil Gibran)
"I nostri uomini politici non fanno che chiederci a ogni scadenza di legislatura un atto di fiducia. Ma qui la fiducia non basta: ci vuole l'atto di fede." (Indro Montanelli)
Fiducia.
Su tutti i giornali in questi giorni si abusa di questo termine. Ovviamente riferito alla classe dirigente. I nostri dipendenti, per dirla alla Grillo. I nostri censori, se l'avesse detta Biagi (buon viaggio, partigiano).
La fiducia per me è un concetto relativissimo.
Quando smetti di essere adolescente, idealista e sognatrice e diventi in qualche modo "grande", ti accorgi che la fiducia è uno di quegli assiomi che in realtà sono confutabilissimi e passibili di un alto grado di soggettività. Mi spiego: se qualcuno mi dice "fidati di me!" nel bel mezzo di una situazione in cui quel qualcuno possiede le capacità per affrontarla, la fiducia, la mia fiducia, vien da sè. Se quello stesso qualcuno però poi mi dovesse chiedere "ti fidi di me?" in generale o riguardo ad un altro argomento o situazione, mica è scontato che la risposta sia affermativa.
Conosco persone che sono affidabilissime sul lavoro e un disastro sul versante sentimentale. Persone che non rispettano mezzo appuntamento, ma che quando stai male sono i primi ad arrivare. Persone che non tradirebbero mai gli affetti, ma i giorni di finta malattia al lavoro spesso li fanno arrivare... Eppure la fiducia è un concetto che viene ritenuto fondamentale in quasi tutti i campi. Politicamente è un bieco escamotage. Sentimentalmente diviene quasi imperativo.
Io mi sento anomala in tutto ciò. Non riconosco la fiducia come un valore imprescindibile. Nè come parametro per stabilire o meno il successo di una cosa, di un lavoro, di una relazione. Men che meno di un governo! Fidarsi di qualcuno spesso è solo comodo. Delegante e deresponsabilizzante. In ambito lavorativo è spesso segno di stima, certo. Una stima che aiuta a crescere, ma che aiuta anche a sgravarsi di un sacco di cose, rendendosi la vita più semplice. In ambito affettivo invece a volte è solo un modo per stare più comodi, per svicolare dal difficile compito di condividere. Dalle cose più importanti a quelle inutili.
"Ma come è finito il caffè??! Avevi detto che lo avresti preso tu... mi fidavo di te!".
"Come hai potuto smettere di amarmi? Io ti ho creduto... mi fidavo di te!".
"Ma come vi siete rubati tutti i soldi delle nostre pensioni???! Noi ci fidavamo di voi!"
Non saprei come spiegarlo, ma c'è qualcosa di cacofonico in queste frasi, che urta la mia sensibile percezione delle cose e mi fa pensare che no, all'abuso di fiducia o sfiducia io non riesco a cedere. Forse perchè non ne ho bisogno, o forse solo perchè lo trovo meschino. Non si scappa dalle responsabilità dando o togliendo fiducia alle persone come più ci fa comodo. La fiducia è un segno di stima? Forse. Un segno di rispetto? In parte. Un segno di amore? Non penso proprio! Più spesso la fiducia diventa un abilissimo metodo per deresposabilizzarsi e poter incolpare qualcunaltro delle nostre mancanze. O peggio, un carico di aspettative che si pone sulle spalle di qualcuno e che ci offre l'alibi perfetto all'eventuale insuccesso. Se dovessi fare una classificazione delle mie componenti di realzione interpersonale, la fiducia andrebbe al top della casella "arma a doppio taglio". Il che si sposa benissimo con la variante politica del concetto. Diabolico!
"Non perdere mai di vista che la fiducia non si impone, si ispira."
(Salvatore Canals)
"Io non so se l'erba campa e il cavallo cresce, ma bisogna avere fiducia..."
(Totò)
Di domenica sera si guarda Rai Tre. Sempre. Che è bello sia se fanno Blu Notte che se fanno Report. Se poi prima ti sei aggiornato con le puntate di House e Heroes (quelle in onda adesso negli States, eh!) e con Fazio&C, è ancor meglio. Il problema, però, è che a volte sia Fazio che soprattutto poi Report, hanno il potere di mandarti di traverso tutto quello che di bello ti aveva portato il dolce far niente domenicale. E stavolta, diamine!, tra quella bufala del Partito Democratico nascente e quel disgusto che sono i Derivati, soprattutto quando ti rendi conto che se anche tu non ci sei cascata di tuo, ci pensano comuni e regioni a mettercelo a tutti in quel posticino... le premesse per addormentarsi depressi ci son tutte. Per fortuna, ho dimenticato di precisare che oltre all'ozio da tv, il pomeriggio è stato scandito anche dal sesso, abbondante e soddisfacente.
Ne ho lette e ancora ne leggo di tutti i colori sul V-day stamattina.
E sorrido. Rido. Me la godo.
Perchè potrei aprire il dibattito, dare voce alla mia protesta, dare mille spiegazioni, motivazioni, schierarmi in difesa, cercare la sottolineatura dell'ovvio e via dicendo.
Invece no. Io rido. E godo. Un sacco. Soprattutto leggendo questo.